Si pubblicano gli Atti del convegno dedicato a Melchiorre Cesarotti (1730-1808), tenuto all’Accademia
Galileiana di Padova, il 4 e 5 novembre 2008, in occasione del secondo centenario della morte dello scrittore. Si assolve
così quasi ad un ideale debito di riconoscenza nei confronti di un concittadino che tanto ha dato in servizio (anche come
segretario) della nostra Accademia e tanto ha illustrato le patrie lettere, in un’epoca scossa da grandi rivolgimenti, tra
rivoluzione francese e caduta di Venezia, tra dominio napoleonico e restaurazione.I saggi raccolti, di studiosi provetti
e di ricercatori alle prime prove, attraversano e documentano tutta la molteplice attività del Cesarotti: dalla poesia
alla saggistica filosofico-linguistica, dalla traduzione dei classici all’indagine eruditae filologica, dalla divulgazione
scientifica alla pratica e all’estetica dei giardini.I diciannove contributi, che ora si offrono al lettore con questo volume,
rappresentano un lungo excursus attraverso le opere del Cesarotti e ne ripercorrono le tappe fondamentali della
biografia privata ed intellettuale. Del linguista del Saggio sulla filosofia delle lingue si occupano Ivano Paccagnella,
Antonio Daniele e Enrico Roggia; del tragediografo Renzo Rabboni e Silvia Contarini; del traduttore da Omero, da
Orazio e da Ossian, rispettivamente Tina Matarrese, Rodolfo Zucco e Guido Baldassarri; di relazioni, di amicizie o di
polemiche erudite (segnatamente con il Denina) trattano invece Anna Bellato, Catia Giordan e Giorgio Ronconi. Del
rapporto con Napoleone, del pensiero politico, di quello filosofico e dell’attività accademica scrivono Manlio Pastore
Stocchi, Guido Santato, Franco Biasutti e Piero del Negro. Sul Cesarotti ‘scienziato’ interviene Giuseppe Ongaro; sul
‘botanico’ e ‘giardiniere’ Antonella Pietrogrande. Chiudono la lista due saggi ‘di contorno’ sulla fortuna del Cesarotti
nell’Ottocento e sulla sua villa di Selvazzano, per mano di Gilberto Pizzamiglio e Chiara Donà. Confidiamo che questi
contributi gettino un’ulteriore luce sul Cesarotti e sulla sua opera, accostandolo a nuove leve di studiosi e di curiosi
della nostra cultura cittadina più nobile, degna di stare alla pari della migliore cultura europea.